Ultimo, Pulp n.47 di Vittore Baroni
Gianluca Costantini, Saturno Carnoli, Andrea Colombari
Ultimo
Edizioni del Vento, pp. 128, euro 14,00
di Vittore Baroni
Il ravennate Costantini si distingue da tempo in iniziative che hanno a cuore le sorti di un fumetto di esplicito impegno civile e sociale, come attestano il sito www.politicalcomics.org e il “Festival internazionale del fumetto di realtà” Komikazen curato con Elettra Stamboulis, giunto alla terza edizione. Con la collaborazione alle ricerche d’archivio e ai testi di Saturno Carnoli e Andrea Colombari, il disegnatore affronta in Ultimo un evento rimosso tra le molte faide politiche del dopoguerra nel cosiddetto “triangolo rosso”: l’uccisione il 22 aprile 1945 di Leandro Arpinati e del suo vecchio amico Torquato Nanni: il primo un “romagnolo nato anarchico, cresciuto fascista e morto di nessuno”, come intitola una delle schede informative in appendice, il secondo giornalista ed esponente del primo socialismo nonché amico e biografo di Mussolini, poi perseguitato dal regime e fiancheggiatore della lotta di resistenza. Due personalità complicate e singolari, la cui fine cruenta per iniziativa non autorizzata di una cellula partigiana non rattristò certo i fascisti e gli antifascisti del tempo. L’Ultimo del titolo è invece il nome di battaglia di Luigi Borghi, partigiano di indole violenta con un passato nella guardia repubblichina, tra i condannati all’ergastolo rifugiati a Praga e poi amnistiati, indicato da alcuni come ideatore ed esecutore del duplice omicidio. Al suo capezzale d’ospedale approdano, nella scarna e sintetica narrazione grafica, due giovani incaricati da un iracondo produttore di scrivere la sceneggiatura per un film sulle stragi dei “vincitori rossi” (“ma quali vincitori…”, sbotteranno questi, prima di rinunciare all’incarico). Intrecciando flashback, interviste sul campo e documenti storici, il caso limite di Borghi, Arpinati e Nanni offre l’opportunità per indagare la complessità delle ragioni della storia, che raramente sono “qualcosa di facile, di diretto, di chiaro” come vorrebbe la logica delle fiction televisive.
